Covid-19, il ruolo della Sanità nel delicato passaggio alla Fase 2

domenica 3 maggio 2020
Coronavirus

di Luigi Minerba*

Il periodo di distanziamento sociale e di limitazione della mobilità ha prodotto risultati significativi nel campo dell’emergenza sanitaria ed, in termini più generali, della qualità ambientale, ma ha determinato conseguenze in ambito sociale ed economico. Il recente DPCM del 26 aprile avvia una graduale ripresa. In questo percorso il SSR è chiamato a gestire l’eventuale impatto che le riaperture potranno determinare sullo stato di salute della popolazione e nel contempo la ripresa delle attività sanitarie non urgenti, prevedendo modalità organizzative flessibili e modulabili per un periodo temporale in cui la curva epidemiologica e l’impegno di risorse sanitarie non sono completamente prevedibili.

A guidare il delicato passaggio anche sul versante socio economico, sarà fondamentale il monitoraggio giornaliero delle Regioni   sull'andamento della situazione  epidemiologica  nei  propri territori  e,  in  relazione  a  tale  andamento,  garantire le  condizioni  di adeguatezza del sistema sanitario regionale. I dati del  monitoraggio dovranno essere comunicati giornalmente dalle Regioni al Ministero della Salute, all'Istituto superiore di sanita' e al  comitato  tecnico-scientifico . (DPCM 26/4/2020, art. 2 c. 11- allegato 10 Il monitoraggio si baserà sul seguente sistema di indicatori (DM del Ministero della salute 30/4/2020) :

  1. Indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio , basato sul sistema di notifica e su rilevazioni Ospedaliere ed RSA
  2. Indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti,
  3. Indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione ed alla tenuta dei servizi sanitari.

La sorveglianza costante e tempestiva, è fondamentale per rimodulare le  attività di risposta all’epidemia e predisporre azioni di protezione della popolazione basandosi su criteri di mantenimento del numero dei casi di infezione stabili ( ovvero un aumento limitato nel tempo e nello spazio) , che possa essere adeguatamente indagato, contenuto  e controllato localmente, ed il mantenimento o riduzione del numero di casi di trasmissione in strutture che ospitano popolazioni vulnerabili e assenza di  “segnali” di sovraccarico dei servizi sanitari.
Uno degli indicatori di risultato su cui si basano molte delle scelte attuate a diversi livelli di governo , è il valore di Rt che, secondo il DM del 30 aprile, è calcolato sulla base del sistema   di Sorveglianza integrata ISS ( sono previsti due indicatori : uno basato su data inizio sintomi, ed uno sulla data di ospedalizzazione).

Ma cosa è un Rt? È numero di riproduzione netto che indica il numero medio di infezioni secondarie generate da una persona infetta a una certa data, ed è una grandezza fondamentale per capire l’andamento dell’epidemia. Se Rt ha un valore inferiore alla soglia critica di 1, il numero di nuove infezioni tenderà a decrescere tanto più velocemente quanto più è lontano dall’unità. Per contro, quanto più Rt supera 1, tanto più rapidamente aumenterà il numero dei contagi. Un Rt sopra soglia, anche in presenza di un numero basso di casi, è un campanello di allarme sull’andamento epidemico. Il numero di riproduzione netto in un certo contesto geografico può essere stimato a partire dalla conoscenza della data di inizio sintomi dei casi, una volta nota la distribuzione dell’intervallo seriale- ovvero la distanza temporale fra la comparsa dei sintomi in una persona infettata e nei casi da essa generati (Fonte Epicentro).

Nello stesso Bollettino, sono riportati i valori per Regione (pag. 21) e l’andamento per singola Regione (per la Sardegna pag. 26) .

Il sistema di indicatori riportati nel Decreto ed i criteri utilizzati per la valutazione della fase di transizione , consentono inoltre di avviare riflessioni sulla direzione che dovrà assumere la revisione del sistema sanitario (in particolare la rete ospedaliera e la rete territoriale). Le  innovazioni organizzative e assistenziali adottate durante l’emergenza dovranno essere consolidate al fine di completare il percorso verso la continuità ospedale-territorio, l’intensità di cura, l’assistenza multidisciplinare e multiprofessionale e lo sviluppo della rete delle terapie intensive. La graduazione dell’intensità delle cure permette di rispondere ai bisogni in modo appropriato con tecnologie, competenze, quantità e qualità del personale assegnato ai diversi gradi di instabilità clinica e impegno assistenziale. Sono richiesti ruoli professionali e strumenti adeguati, maggiore coinvolgimento delle professioni sanitarie ed una revisione dei percorsi organizzativi all’interno delle strutture sanitarie, per cui è necessario ripensare alla presenza delle persone nelle aree di accesso, negli ambienti sanitari, alla organizzazione delle attività e alla gestione del personale.

Tutti gli ospedali dovranno essere preparati alla gestione dell’implementato rischio infettivologico. Per garantire una sempre maggiore sicurezza dei pazienti e degli operatori dovranno essere rafforzate tutte le funzioni di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza (ICA), investendo sulla formazione degli operatori e sulla sensibilizzazione di pazienti e visitatori.

Pertanto sarà necessario :

  • rendere stabile ed unitario il coordinamento dei flussi di ricovero, dimissione e trasferimento su base regionale dei singoli PUAO, includendo i flussi relativi alle persone affette da COVID-19 assistite presso strutture territoriali residenziali dedicate;
  •  riorganizzare la rete ospedaliera in funzione di un bisogno clinico prevedibile e modulabile sulla base di eventuali nuove curve epidemiche stabilizzando una quota dei posti letto, di ricovero ordinario e di terapia intensiva;
  •  riorganizzare la rete territoriale secondo linee omogenee, tenendo conto della necessità di garantire la disponibilità di posti dedicati a COVID-19 in strutture residenziali, favorire il consolidamento delle pratiche volte alla prevenzione della diffusione di focolai nelle stesse, promuovere la riattivazione e la ricettività dei posti non COVID-19 nel rispetto delle misure di prevenzione e di separazione dei percorsi, degli ambienti e del personale come previsto nella circolare ISS “Indicazioni ad interim per la prevenzione e il controllo delle infezione da SARS-Cov-2 in strutture residenziali e socio-sanitarie”;
  • adottare modelli organizzativi flessibili e modulari in grado di adeguarsi con rapidità all’evoluzione epidemiologica della patologia COVID-19;
  • incentivare l’uso della telemedicina per l’assistenza a distanza e la condivisione di informazioni cliniche e di immagini, nonché sviluppare forme di intervento in remoto per raggiungere pazienti presso il loro domicilio, prevedendo le conseguenti azioni clinico-assistenziali;
  • rafforzare la sorveglianza attiva sulla popolazione e su eventuali cluster epidemici, specie in strutture residenziali sociosanitarie e socioassistenziali;
  • implementare il coordinamento regionale per la gestione e approvvigionamento dei DPI e per l’attivazione di procedure fondamentali per la protezione delle persone;
  • garantire l’attività assistenziale in modo sicuro sia nelle strutture sanitarie ospedaliere che in quelle territoriali per il percorso COVID-19 e per i percorsi ordinari con appropriatezza e modularità;
  • ridurre la pressione sul personale, già sottoposto a condizioni di stress, e garantire un adeguato turnover delle risorse umane.

*Professore Università di Cagliari
Docente Laboratorio di Statistica e Programmazione sociosanitaria
Azienda ospedaliero-universitaria di Cagliari

 

Allegati
Allegati
  PDF Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_28-aprile-2020-22
  PDF Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_28-aprile-2020-27