Le malattie del fegato, i farmaci contro l'epatite e le nuove frontiere

martedì 28 luglio 2020
Luchino Chessa

di Luchino Chessa*

Siamo nel 2020 e la medicina ha fatto notevoli progressi negli ultimi vent’anni. Anche nell’ambito epatologico molto è cambiato: strumenti diagnostici e terapia specifiche e personalizzate stanno contribuendo a ridurre un numero consistente di malattie epatiche su base virale.

I dati più recenti, aggiornati al 2017, ci dicono che nel mondo ci sono circa 70 milioni di persone che sono infettate dal virus C (HCV) e circa 700 mila non trattati con i farmaci antivirali muoiono ogni anno per patologie correlate all’infezione. Sempre del 2017 sono i dati epidemiologici della infezione da virus dell’epatite B (HBV) che ci evidenziano circa 250 milioni di portatori di infezione nel mondo, con oltre 600 mila morti per malattie terminale di fegato o per epatocarcinoma. Sono grandi numeri ma che messi in un contesto temporale hanno un trend che è caratterizzato da una diminuzione dei nuovi casi di epatiti virali. E tutto ciò grazie ai farmaci antivirali ad azione diretta contro il virus C che eradicano l’infezione e farmaci antivirali contro il virus B e la vaccinazione, in Italia obbligatoria dal 1991, che ne bloccano la replicazione che riducono la diffusione del virus nella popolazione.

Purtroppo le malattie di fegato non sono solo virali. La malattia da fegato grasso e non alcolica, caratterizzata da accumulo dei trigliceridi nelle cellule epatiche, sta diventando sempre più frequente. Questa forma, secondaria a dieta ipercolarica e ricca di grassi saturi e zuccheri raffinati e alla sedentarietà, interessa il 20 e il 30% della popolazione mondiale (in Italia il 25%) e comporta quadri clinici che vanno dalla semplice steatosi epatica fino alla cirrosi e all’epatocarcinoma. Stesso discorso vale per epatite su base esotossica (alcolica) anch’essa sempre più frequente nella fascia giovanile per l’abuso di bevande alcoliche. Di queste forme di epatiti non abbiamo a disposizione dati epidemiologici certi. Uno spazio di nicchia viene occupato dalle malattie autoimmuni del fegato, epatite autoimmune, colangite biliare primitiva, colangite sclerosante primitiva, con una frequenza di 23-40 casi su 100.000 persone. In questo campo l’epatologia sta facendo sempre più progressi con la messa a punto di terapie sempre più personalizzate che riescono a spegnere la malattia.

Su circa 7000 pazienti seguiti presso l’Epatologia dell’AOU di Cagliari, circa il 60% sono epatiti virali e di queste oltre 2300 sono secondarie all’infezione da HCV e circa 1000 all’infezione da HBV.  Circa un  terzo dei pazienti seguiti presso il centro hanno una patologia epatica legata al fegato grasso, la maggior parte su base dismetabolica e oltre 600 pazienti secondaria all’abuso di bevande alocliche. Solo un 5% dei pazienti seguiti ha una malattia autoimmuen del fegato. L’Epatologia dell’AOU di Cagliari è il centro epatologico della Sardegna a cui affluiscono il maggior numero di pazienti con malattia di fegato e che fino a questo momento è quello che ha trattato più pazienti affetti da epatite C, con i  nuovi farmaci antivirali ad azione diretta presenti dal 2014. L’avvento di questi farmaci viene considerata una rivoluzione nel campo epatologico poichè in 8-12 settimane riescono ad eradicare l’epatite C in quasi il 98% dei pazienti.  Per tale motivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha posto l’obiettivo di eradicare l’epatte C  entro il 2030, e l’Italia si è distinta trattando oltre  oltre 200.000 pazienti, almeno fino al lockdown legato alla pandemia da SARS-CoV-2. Anche la Sardegna ha contribuito trattando oltre 5000 pazienti, ma è necessario lavorare  per raggiungere una ampia fetta di popolazione che non è stata ancora raggiunta dai programma di eradicazione. Di qui la necessità di conoscere il sommerso, ovvero tutti coloro che non sanno di avere il virus C e quelli che lo sanno, ma che non hanno ancora fatto nulla. Sono necessarie campagne di screenng nella popolazione più a rischio e, come suggerito dall’ Istituto Superiore di Sanità, per fasce di età. Nell’ambito di progetti volti a far emergere il sommerso, l’Epatologia dell’AOU di Cagliari si sta distinguendo per aver messo in atto un progetto di collaborazione con gli operatori dei SerD della provincia di Cagliari, con l’obiettivo di trattare con i farmaci antivirali tutti i tossicodipendenti con epatite C, un progetto ambizioso, non semplice,  volto ad eradicare il virus C in una popolazione che risulta un importante serbatoio di infezione.

*Epatologo Policlinico Duilio Casula - Aou Cagliari